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MEDITAZIONE SAMASATI: RICORDATI CHE SEI “UN BUDDHA”


samasati meditation

La Meditazione Samasati è l’ultima delle meditazioni sociali che ha terminato Veeresh, prima di lasciare il corpo.

Veeresh decise di creare la Samasati per onorare la morte di sua madre Emma.

Durante questo processo di creazione ed esecuzione della meditazione, si rese conto che in realtà stava creando questa meditazione anche per preparare se stesso alla sua morte.

Questa bellissima e profonda meditazione ci aiuta a diventare più consapevoli che la morte è un evento naturale che arriva per tutti, anzi, è addirittura l’unica vera certezza che abbiamo durante la nostra vita.

La maggior parte degli esseri umani ha paura di morire, molte immagini connesse alla morte sono brutte, paurose, tetre, perchè la morte viene vissuta con paura, rabbia e dolore invece che con accettazione.

Oltre alle morti violente dovute alle varie circostanze della vita create dagli esseri umani e che lasciano energie cariche di rabbia, dolore e disperazione, ci sono molte persone che non riescono ad accettare di morire perchè non riescono ad andare oltre la paura inculcata dai condizionamenti familiari, sociali e religiosi, o per via dei rimpianti e dei sensi di colpa per tutto ciò che avrebbero voluto essere e non sono stati.

Il messaggio di Veeresh è quello di vivere una vita degna di amore, di non dare mai la propria vita per scontata, di essere grati per essere vivi, di vivere la vita con totalità. Se facciamo questo , la nostra morte arriverà come un momento sacro di passaggio in un’altra dimensione, nella quale il nostro corpo non è più, ma il nostro spirito ci sarà sempre perchè è eterno.

Il messaggio di Osho, di cui Veeresh era una dei suoi più fedeli discepoli, è quello che solamente una vita consapevole è ricompensata da una morte consapevole.

Questa profonda accettazione della morte aiuta a superare il dolore della perdita e la paura di non essere più nel corpo, a prescindere da quando e come avverrà, e stimola la riflessione sul vivere la vita in modo consapevole.

La Meditazione Samasati può anche essere intesa come metafora, infatti ogni volta che siamo nel cambiamento, ogni volta che una situazione non è più, è come una piccola morte, dunque la morte può anche essere intesa come “trasformazione”, proprio come nella carta dei tarocchi zen di Osho, dove la morte dei tarocchi classici è stata sostituita dalla carta della trasformazione.

Per molte persone è difficile accettare il cambiamento, perchè affiorano paure inconsce a volte anche molto profonde, come la paura della solitudine, la paura di non farcela, la paura della disapprovazione e anche altre … spesso associata alla paura c’è il dolore per la perdita di qualcuno o qualcosa.. La meditazione Samasati ti aiuta a sviluppare il sentimento della gratitudine per ciò che sei, per ciò che hai avuto nella vita, per le persone che hai incontrato nella tua vita, per tutti coloro che hai amato, perchè ogni persona e situazione è esattamente ciò di cui hai bisogno per evolverti, e ti hanno portato ad essere ciò che sei oggi. Dunque dalla gratitudine profonda al dire “addio” a tutti e a tutto, alla persona che se ne è andata dalla tua vita, alla situazione che si sta trasformando , perchè sai che non sarai più, stai per lasciare il corpo … metaforicamente non sarai più la stessa persona, non sarai ciò che tu intendi cambiare. Nel momento in cui accetti la paura del cambiamento sei pronto per lasciare andare ciò che non ti è più di supporto per la tua evoluzione.. allora accade in te una profonda trasformazione interiore.

Zen014TransformationDal ringraziare al dire addio al celebrare  la libertà della tua anima, la meditazione Samasati ti ricorda che sei vivo e che la tua vita qui e ora è la cosa più preziosa che hai, vale la pena di essere vissuta in modo degno , nell’amore e nella luce.

Come tutte le meditazioni sociali di Veeresh, la Samasati contiene musica speciale sulle frequenze dell’amore, che in alcuni momenti si esprime come sentimento profondo, in altri momenti si esprime sotto forma di gioia o di consapevolezza.  Gli abbracci con frasi speciali  sono promemoria per ricordarti che sei “un buddha”, ovvero Dio è in te, e un momento di connessione amorevole con gli altri.

La meditazione è toccante, profonda, celebrativa, amorevole e aiuta ad acquisire una maggiore auto-consapevolezza sulla tematica della morte, sia fisica , per esempio quando una persona cara ci ha lasciati o sta per lasciarci, sia psicologica, intesa come detto sopra, come una trasformazione interiore.

Grazie di cuore a Veeresh che ha creato questa meditazione sociale basata sui valori di amore, consapevolezza e responsabilità, per aiutare chi la pratica a prepararsi a questo importante rito di passaggio ad un’altra dimensione, quando esso avverrà, e a superare i disagi che si vivono e che sono emozionalmente assimilabili alla paura di morire, quando si affrontano situazioni in cui è arrivato il momento di “lasciare andare” e “dire addio” a qualcuno o a qualcosa che non farà più parte della nostra vita.

Meditazione Samasati a Milano 11 giugno 2015

Per informazioni sul calendario delle Meditazioni Sociali di Veeresh visita http://www.leela.it

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EGOCENTRISMO, NARCISISMO E MEGALOMANIA


EGOCENTRISMO

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L’egocentrismo è la caratteristica delle persone che ritengono le proprie opinioni o i propri interessi più importanti di quelli altrui. La parola deriva dal termine greco έγω che significa “Io”. La tendenza dell’egocentrico è di non mettersi mai nei panni dell’altro. Il soggetto egocentrico si comporta come se fosse al centro dell’universo. È attento ai propri bisogni e sembra ignorare il pensiero altrui, non riesce a cogliere o considerare il punto di vista del resto del mondo.

Secondo lo psicologo svizzero Jean Piaget esiste un periodo nella vita dove tutti siamo egocentrici  che è quella da 0 a 3 anni. L’egocentrismo è una caratteristica tipica del comportamento infantile, che consente di vedere il mondo con se stessi al centro e tutto il resto a cerchi concentrici. In questa situazione il bambino ritiene che tutto sia dovuto e che esista solo la soddisfazione dei propri bisogni. Poi con l’ adolescenza, verso gli 11 anni, ci si apre di più alla considerazione dell’esterno e si comincia a provare empatia verso gli altri.

 

NARCISISMO

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Può definirsi come un disturbo della personalità caratterizzato dall’amore che un soggetto prova per la propria immagine e per se stesso. La parola deriva da Narciso, personaggio della mitologia greca così attratto dalla propria bellezza da rispecchiarsi nell’acqua fino a cadervi eannegare. Le caratteristiche principali del narcisismo sono:

1) reazione alle critiche con rabbia, vergogna o umiliazione;

2) tendenza a sfruttare gli altri per i propri interessi;

3) grandiosità, cioè sensazione di essere importanti, anche in modo immeritato;

4) il sentirsi unici o speciali, e compresi solo da certe persone;

5) fantasie di illimitato successo, potere, amore, bellezza, ecc.;

6) persistente invidia.

 

MEGALOMANIA

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La definizione più semplice di megalomania è la concezione di ritenersi a tutti i costi superiore a qualsiasi altro essere umano e da qui la volontà di non accettare e dunque sopprimere o schiacciare chiunque talentato ed intelligente possa essere vicino a questa immagine. Se come abbiamo descritto sopra il narcisista è colui che nell’interazione sociale vuole imporre la sua immagine come “unica” e positiva il megalomane è colui che vive in uno stato di eccesso maniacale permanente, si esprime con un esasperato entusiasmo e con un esagerata considerazione ed apprezzamento di sé.

Contrariamente da quello che appare il megalomane ha una stima di sé bassissima, collegata ad antiche percezioni primarie che possono essere giudizi negativi da parte dell’ambiente, aspettative troppo elevate dai modelli di riferimento,una concezione di deficit e handicap, accompagnati dalla derisione, dal disprezzo o dal compatimento altrui.

Il decorso di questa patologia è un progressivo aumento del livello di stress che può portare a bulimia, inerzia o depressione o al contrario alla tendenza di sfidare il mondo creandosi dei nemici , si crea quasi un allontanamento tra il soggetto e la realtà del mondo circostante perdendo la giusta misura dei valori delle persone e delle cose.

Il carattere del megalomane può avere come caratteristiche la tendenza a primeggiare, esibirsi, attaccare con superbia.

Per superare questo disagio, il megalomane in primo luogo, dovrà scoprire l’origine dell’immagine di sé negativa, valutare se è sorta durante l’infanzia o se è legata ad una concezione di grandezza individuale che tormenta il soggetto. In secondo luogo, dovrà affrontare lo stato di inerzia che può nascere o l’iperattività maniacale come strumento di difesa opposto. Infine dovrà risolvere la radicata dipendenza del soggetto dall’opinione degli altri che vive dentro di sé, aiutandolo a superare il conflitto fra l’immagine sociale visibile agli altri e quella interiorizzata nella sua identità più profonda.

Comunemente possiamo osservare comportamenti egocentrici, narcisisti o megalomani anche nelle persone che incontriamo tutti i giorni. In questo caso non ci sono vere patologie ma tendenze caratteriali alla prepotenza, alla volontà di imporre in modo autoritario la propria immagine od opinione, a considerare sempre se stessi al centro del mondo, senza mai mettersi nei panni degli altri.

Fonte:  www.salutare.info , d.ssa Emanuela Boldrin

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L’AIUTO

Il compito del counselor è quello di rendere consapevole il soggetto dei suoi atteggiamenti e comportamenti. E’ importante che il soggetto li riconosca e soprattutto che riconosca quanto questi influiscano negativamente nella sua vita (emozioni negative, pensieri negativi, azioni negative) e nel relazionarsi agli altri, creando situazioni conflittuali che possono portare a distruggere le sue relazioni e ad una profonda solitudine. Infine è importante che il soggetto riconosca i suoi bisogni profondi e insoddisfatti, (come per esempio il bisogno di attenzione e di essere riconosciuto) che possono tutti essere raggruppati in un unico grande bisogno: il bisogno di sentirsi amato. Il bisogno insoddisfatto del bambino che continua a vivere e ad agire nell’adulto (il bambino interiore) , quando non è consapevolizzato, crea frustrazione e soprattutto reazioni negative. Attraverso il percorso di counseling  il soggetto impara ad ascoltare, a sentire e ad accettare la frustrazione (rabbia, dolore), a riconoscere la mancanza di amore del suo bambino interiore e ad abbracciare questo bambino, che come un tempo, anche se oggi è nei panni di un adulto, ha ancora bisogno di sentirti amato; così nel processo di crescita interiore il soggetto diventa “padre” o “madre” di se stesso, ovvero di quella parte che è il suo “bambino interiore”. Questo è il punto di partenza che crea cambiamento e che accade nel momento in cui il bambino interiore lascia il posto all’azione dell’adulto consapevole.

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Il Counselor tratta le persone che hanno comportamenti egocentrici, narcisisti o megalomani e si affidano per risolvere i disagi che creano problemi nelle loro relazioni e nella vita di tutti i giorni. Nel momento in cui il counselor non è in grado di trattare il soggetto perchè patologico, è importante che lo indirizzi altrove.

Leela Letizia Zacchetti, Counselor Olistico Professionale , http://www.leela.it

E’ vietata la riproduzione parziale e integrale del testo se non viene citata la fonte

copyright Leela 2015 ©

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OSHO FESTIVAL DI BELLARIA, QUATTRO GIORNI DI AMORE E MEDITAZIONE: OSHO CI UNISCE TUTTI NEL CUORE


OSHO

Anoshofestivalbellaria2015che quest’anno l’Osho Festival di Bellaria è stato  un momento di alto livello di energia, un migliaio di persone che hanno deciso di staccare dalla vita quotidiana per dedicare un po’ di spazio alla cura di se stessi e del proprio benessere interiore, all’incontro con vecchi e nuovi amici, alla scoperta di nuove possibilità per meditare, celebrare, divertirsi, ri-scoprirsi, andare in profondità, crescere interiormente e riconnettersi al proprio cuore. Sono oramai tanti anni che partecipo all’Osho Festival, alcune volte offrendo eventi, altre volte con il mio banchetto dedicato all’Osho Humaniversity, che rappresento da quindici anni in Italia, tramite il mio sito http://www.leela.it che contiene una sezione dedicata Osho Humaniversity Information Center Italia (OHICI), e molte pagine con la descrizione della mia esperienza personale in Olanda. L’Osho Festival di Bellaria quest’anno per me è stato un momento per far conoscere Veeresh attraverso la sua immagine in video, il materiale Humaniversity e le mie parole direttamente al pubblico interessato. Veeresh ci ha lasciati alla fine di gennaio di quest’anno e ci ha lasciato una grande eredità, che consiste in tutte le meditazioni sociali che ha creato, nelle strutture terapeutiche, training e programmi offerti alla Humaniversity in Olanda, oggi portata avanti da tutti i suoi amici (il suo staff) che vivono e lavorano nello spirito di Veeresh, ma soprattutto ci ha lasciato una grande messaggio di pace, e amicizia, basato sui principi di Amore, Consapevolezza e Responsabilità. L’Osho Festival di Bellaria quest’anno per me è stato come sempre far conoscere Veeresh e la Humanivesity ma anche partecipare alle meditazioni di Osho e rilassarmi con la Nadhabrama, il Gibberish, la Vipassana, la Kundalini … Sono momenti per rilassarsi, lasciare tutto il mondo fuori e riconnettersi con se stessi… momenti per lasciare andare sensazioni indesiderate, stress, tensioni eventuali e risentire la gioia nel cuore, momenti per contattare il proprio “centro interiore” … E poi all’Osho Festival si incontrano veramente tantissimi amici! Non è difficile fare amicizia con chi non conosci, e spesso è anche un luogo dove puoi rivedere vecchi amici e relazionarti dal cuore, in un’ atmosfera amorevole e rilassata  … Osho ci unisce tutti nel cuore e quando ci si riconnette dal cuore  cadono le barriere, accadono le comprensioni e tutto diventa semplice e naturale …

Veeresh banner x Oshoba

Veeresh

AUM Team all'Osho Festival di Bellaria 2015

AUM Team all’Osho Festival, Bellaria 2015

aum oshofestival bellaria 2015

Un momento dell’Aum Meditation

La domenica mattina  è dedicata all’Aum Meditation, il “gioiello” delle meditazioni sociali create da Veeresh … l’Aum Meditation proposta al Festival è sempre molto molto partecipata … tantissime persone sperimentano l’Aum per la prima volta al Festival di Bellaria, e poi continuano a partecipare alle Aum Meditation nella propria città … perchè l’Aum è potente e fortemente trasformativa! Quest’anno eravamo in circa 400!!!! quattrocento persone che si sono mosse tutte insieme nell’Aum entrando in tutte le emozioni, esprimendo la negatività per poi incontrarsi nella positività e nell’amore … E’ stato un momento di altissima energia che ha spazzato via tutto ciò che ancora rimaneva in sospeso che non era amore gioia e celebrazione … Dunque la mia gratitudine va prima di tutto a Osho, che unisce tutti i suoi discepoli anche in questi meravigliosi eventi, poi a Veeresh che ha creato l’Aum Meditation, una tecnica così immediata per riportare nel corpo e nel cuore e per portare più amore nelle proprie relazioni, poi agli organizzatori del Festival, il Team Oshoba: Dhana, Akarmo, Gila, Sakshin, che ogni anno ci offono questa meravigliosa opportunità di incontrarci nell’amore  e nella meditazione, a Somraj ed Eshti che conducono l’Aum Meditation da quando esiste questo Festival con amore e dedizione … a tutti gli amici che ho rivisto al Festival e a tutti coloro che c’erano e che hanno contribuito a rendere questo Festival meraviglioso … un punto di luce sul nostro Pianeta Terra. Grazie di cuore alla prossima!

GRAZIE SE VUOI RISPONDERE A QUESTO ARTICOLO CON UN TUO COMMENTO…

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OSHO: PERCHE’ L’AMORE E’ ESSENZIALE PER LA CRESCITA SPIRITUALE


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Come mai l’amore è essenziale per la crescita spirituale?

Amore e consapevolezza sono la forma di polarità più elevata, come uomo/donna, yin/yang, corpo/anima, creazione/creatore.
Amore e Consapevolezza sono la polarità più elevata, l’ultima, dove accade la trascendenza.
L’Amore richiede due presenze. E’ una relazione, movimento, energia che si muove verso l’esterno. Esiste un oggetto: l’amato. L’oggetto diventa più importante di te. La tua gioia è nell’oggetto. Se il tuo amato è felice, tu sei felice; tu diventi parte dell’oggetto. Esiste una forma di dipendenza, e l’altro è necessario. Senza l’altro ti sentiresti solo.
Consapevolezza è essere con te stesso in assoluta solitudine, essere semplicemente attento, presente. Non è una relazione, l’altro non è necessario. Non è un andare all’esterno, è un entrare in sé.
L’amore è la luce che si muove dal tuo essere. La consapevolezza è il movimento opposto, il movimento a ritroso della luce verso la sua fonte, il suo ritornare alla sorgente. Questo è ciò che Gesù chiamava “pentimento”, non intendendo una colpa di cui pentirsi bensì un ritorno alla sorgente. Patanjali lo definisce pratyadhara, “tornare a casa”; Mahavira lo chiama pratikraman, “tornare a se stessi”; il cerchio si completa e il Segreto del Fiore d’oro è totalmente fondato su questo movimento all’indietro della tua energia. Ma il movimento all’indietro è possibile solo se ti sei mosso in avanti. Devi addentrarti nell’amore, devi entrare in relazione, in modo da poter poi tornare a te stesso. Sembra un paradosso…
tratto da: Osho “Quell’oscuro intervallo è l’Amore”

Per poter trascendere la dualità occorre riconoscerla e accettarla completamente, vivendola in ogni sua forma. Così come esistono il giorno e la notte, il maschio e la femmina, l’inspirazione e l’espirazione, la vita e la morte, il negativo e il positivo, oscurità e luce. Siamo un movimento continuo da una polarità all’altra e in questa profonda accettazione è l’amore per se stessi e per tutto ciò che è, che ci fa andare oltre la dualità della vita ordinaria. Leela

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SAPER ABBASSARE I PROPRI CONFINI E’ NECESSARIO PER CREARE RELAZIONI APPAGANTI


BAMBINI[1]

 

Uno dei miei precedenti articoli si intitolava “Saper mettere i propri confini è importante per creare relazioni d’amore”. Nella mia nota citavo un noto Osho Therapist, Krishnananda, il quale in uno dei suoi libri ha pubblicato una lista di atti, che ha chiamato “Lista delle invasioni”. Il libro tratta del bambino emozionale interiore, quella parte di noi che ancora vive e che ancora vuole e ha bisogno di essere amata. Il bambino, essendo totalmente dipendente, ama i propri genitori, fonte del suo amore e della sua sopravvivenza. Se per qualche motivo i genitori sono invasivi o abusivi, anche senza volerlo, anche pensando di fare il suo bene, questo bimbo crescerà con una ferita detta “da invasione”. Creerà un suo modo di proteggersi da questa ferita… Esiste poi un’altro tipo di ferita, detta da “abbandono”, tipicamente è una ferita subìta perchè i genitori o non c’erano o c’erano fisicamente ma non erano veramente presenti per il bambino, o non gli davano veramente l’amore di cui aveva bisogno..  questo bambino crescerà portandosi dentro una grande “fame d’amore”, un vuoto che ha bisogno di colmare, perchè non è mai stato veramente nutrito, da un punto di vista umano. Questa persona, crescendo, potrebbe non essere in grado di porre i propri confini, proprio perchè la mancanza di amore è così profonda, che pur di avere una briciola di amore è disposta ad accettare tutto, anche un’invasione, un abuso, un’umiliazione, uno scherno: la paura di far sentire la propria voce e che l’altro disapprovi e l’abbandoni prevale mandando in panico questa persona.

Nel processo di guarigione del bambino emozionale interiore, è importante riconoscere le proprie ferite da invasione che creano uno strato protettivo per il quale la persona è sempre nel “no”, nel non voler ricevere, a causa della mancanza di fiducia negli altri, e le proprie ferite da abbandono, per cui la persona che ne soffre ha la tendenza a dire sempre di “si”, pur di avere un po’ di amore, ma il suo sì non è un si che nasce dal cuore ma dal bisogno di colmare i suoi buchi emozionali profondi. Nel processo di guarigione quindi, le persone che hanno subìto una ferita da abbandono, hanno bisogno di imparare a riconoscere il proprio meccanismo in base al quale  accettano tutto ma in realtà stanno elemosinando amore. Una volta riconosciuto questo meccanismo, occorre che queste persone imparino a mettere i propri confini, cioè a dire “no”, quando si sentono invasi, dove sentirsi invasi è un fatto estremamente soggettivo, dipende dal passato di ognuno. Questo aiuta questo tipo di persone a imparare a sostenersi da soli, a trovare l’amore per se stessi senza elemosinarlo all’esterno, con un conseguente rafforzamento della propria autostima e del proprio potere interiore. E solamente quando hanno imparato a dire “no”, possono imparare ad aprirsi ad un “Si” autentico, a un “si” che viene dal cuore e non dalla fame di amore, poichè hanno trovato l’amore dentro di sé.

Le persone che hanno subìto una ferita da invasione, hanno bisogno di riacquistare la fiducia negli altri,  solo allora possono incominciare ad abbassare la “guardia”, a far cadere i confini che hanno creato per proteggersi, gli stessi confini che hanno permesso loro di sopravvivere ma che hanno anche impedito loro di vivere veramente, attraverso il dare e ricevere amore.

Saper abbassare i propri confini è dunque necessario per creare relazioni d’amore, infatti le relazioni d’amore esistono solamente quando ci si muove dal cuore, quando si è pronti a comprendere l’altro, quando si è capaci di lasciare andare e trasformare la rabbia per le aspettative deluse, o quando addirittura la comprensione è talmente elevata che questa rabbia non esiste più, ma esiste una profonda accettazione dell’altro e della realtà per ciò che è. Tutto ciò avviene quando si ha comprensione e compassione per se stessi e si smette di cercare nell’altro la fonte di soddisfacimento dei propri bisogni, quando ci ricolleghiamo con la nostra sorgente interiore.

Per potere abbassare i propri confini tuttavia occorre avere sviluppato alcune qualità interiori che ci aiutano a muoverci verso ciò che ci fa bene: la fiducia in noi stessi e un buon livello di autostima che ci aiuta a fare azioni verso l’altro superando la paura del rifiuto o dell’invasione; la capacità di ascoltarsi interiormente , che ci aiuta a comprendere quando possiamo permetterci di abbassare i nostri confini e quando invece è necessario “tenere alta” la guardia. Mi spiego meglio: se vai verso una persona con il cuore aperto e questa persona ti ferisce, certamente la tua fiducia crollerà, ti sentirai nuovamente avvilito e ti richiuderai a riccio. Ognuno di noi ha una soglia di tolleranza del “dolore del bambino interiore”. Quando rispetti la tua soglia di tolleranza allora va bene, sei sulla buona strada per creare relazioni di amore.

Tuttavia se gli altri ci feriscono non significa che dobbiamo vivere soli e isolati giustificandoci con il luogo comune che “non abbiamo bisogno di nessuno”, il bisogno dell’altro esiste sempre perchè è anche attraverso lo scambio di amore, piacere, gioia, che ci evolviamo come essere umani ed entriamo in contatto con il divino in noi, ma esiste una enorme differenza tra il “pretendere” amore e arrabbiarsi quando siamo delusi nelle nostre aspettative, e “comunicare” all’altro i nostri bisogni, con rispetto e accettazione di ciò che è, anche di un “no” che arriva, semplicemente perchè l’altro non può darci ciò che chiediamo.

Forse a questo punto qualcuno si chiederà come è possibile abbassare i propri confini con persone che invadono, abusano, che non sono presenti o non sono in qualche modo disponibili, in generale che ci feriscono … la risposta in teoria è semplice, basterebbe stare lontano da ciò che ci fa male. occorre comprendere veramente ciò di cui abbiamo bisogno (vogliamo una relazione? vogliamo un amante? vogliamo più amanti? vogliamo amici fidati? vogliamo un’amico? o un’amica? o altro..?) una volta compreso ciò di cui abbiamo bisogno, cerchiamo di muoverci verso le persone che sono disponibili per noi, che sono aperte all’amicizia, all’amore, e lasciamo perdere le persone che non sono disponibili o ci feriscono.

Possiamo amare tutti indistintamente quando il nostro cuore è aperto e disponibile, ma è un nostro diritto prediligere di relazionarci con persone con cui abbiamo affinità, sintonia e la possibilità di creare una relazione di amore o di amicizia. Inoltre il cuore è fragile, occorre nutrirlo con amore e smettere di sottoporlo a shock e stress continuando a ristimolare le ferite del passato.

Questo non significa che certamente saremo circondati di amici fidati, perchè occorre tenere presente che noi possiamo trovarci bene con alcune persone più che con altre ma questo non significa che chi ci soddisfa in generale debba o possa colmare tutti i nostri “buchi” emozionali interiori, dunque magari accade qualche volta che i nostri stessi amici fidati o il nostro partner ci feriscono, finchè non c’è una grande conoscenza e sensibilità reciproca. E’ dunque necessario che ci prendiamo cura di noi stessi prima di tutto e che sviluppiamo una capacità di osservarci al di là di come è fatto l’altro, riconoscendo la nostra ferita senza dare la colpa all’esterno di noi, ma comunque comunicando all’altro ciò di cui abbiamo bisogno. Se il nostro interlocutore è sufficientemente sensibile sarà aperto a comprenderci, altrimenti continuerà a ferire il nostro bambino interiore e le possibilità che abbiamo sono diverse: subìre passivamente (scelta non consigliata), lottare, accettare l’altro così come è, allontanarci dal dolore per muoverci verso l’amore.

A volte non è semplice ma non è neanche impossibile. Qualcuno ci riesce in fretta, altre persone hanno bisogno di tempo a causa dei condizionamenti , delle paure, delle difese e di tutti i pensieri e meccanismi che abitano la mente , per lo più inconscia, ma se questo è ciò che vuoi veramente, fidati, prima o poi arriverai lì.

sito web: http://www.leela.it

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LA VIA DELL’AMICIZIA: GRAZIE VEERESH!


Scritto per l’articolo: Grazie Veeresh! pubblicato sull’ Osho Times Italiano di aprile 2015

 

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La via dell’Amicizia

Potrei scrivere mille aneddoti sui miei 22 anni di conoscenza di Veeresh. In generale posso dire che tutti i momenti passati accanto a lui sono sempre stati ad alta frequenza energetica che si manifestava attraverso gioia, risate, lacrime di gratitudine, silenzio, serietà professionale, sobrietà, a volte solennità e anche grande festa. Voglio ricordare in particolare quando ho lavorato personalmente con lui nei gruppi in Olanda. Ho partecipato al gruppo estivo (che ha avuto molti nomi tra cui Osho’s Dream, Melting, WOW), per più di dieci anni, in vari ruoli ed è sempre stato uno dei momenti più intensi e meravigliosi del mio tempo passato alla Humaniversity. Al WOW in genere c’erano sempre più di cento partecipanti, un gruppo numeroso che entrava profondamente e intensamente nelle emozioni con l’obiettivo di superare le barriere della mente per contattare lo stato primario della gioia, dell’amore e del silenzio interiore. C’erano sempre le maratone, notti in cui non si andava a dormire e si faceva tanto lavoro di bioenergetica e rilascio emozionale, raccolto e lenito da tanti momenti di abbracci, amicizia e intimità. Un’esperienza oltre i normali limiti fisici e mentali attraverso cui Veeresh ci mostrava quanta energia abbiamo, quanto potenziale e quanto amore c’è dentro ognuno di noi. Il lavoro necessitava della massima cura e di uno staff di persone esperte in grado di contenere le emozioni di tutti e capace di farle fluire nell’amore. E lo staff formato da Veeresh è in grado di farlo in modo molto professionale. Veeresh è stato l’insegnante più importante nel mio percorso di crescita personale e di formazione come counselor e per me è stato un onore entrare a far parte del suo staff, perché potevo imparare direttamente da lui, ricevere i suoi feedback e i suoi consigli. Era un piacere per me essere vicino alla sua energia vibrante e pulita e incontrare il suo sguardo che penetrava nel cuore.

I momenti in cui ci riunivamo come staff insieme a lui durante il gruppo erano sempre molto attesi. Ci si focalizzava totalmente sul lavoro pratico e sulla cura per le persone. Era un momento di grande serietà e professionalità, perché l’obiettivo primario era il buon esito dell’esperienza per tutte le persone coinvolte: i partecipanti, lo staff, i lavoratori e tutta la comunità della Humaniversity che in questo mese speciale diventa veramente grande. Veeresh guidava con maestria il suo staff affinché tutto potesse procedere nel migliore dei modi e i partecipanti potessero ricevere il massimo da questa incredibile esperienza. Dopo la fine del WOW c’era l’ultimo staff meeting, dove ognuno di noi condivideva ciò che aveva vissuto, ciò che aveva imparato per se stesso, ciò che aveva imparato nel lavoro con le persone. Durante questi momenti veramente speciali, uscivano lacrime di gratitudine, profondi ringraziamenti e apprezzamenti per ciascuno di noi e per Veeresh. Avevamo fatto uno splendido lavoro di team, sotto la guida sapiente del nostro leader, e dopo tutte le condivisioni, i chiarimenti, gli apprezzamenti, non rimaneva altro che celebrare, celebrare la fine del WOW, celebrare il nostro impegno, celebrare noi stessi, i momenti passati insieme, il sostegno reciproco e l’amicizia che si era creata grazie a questa bellissima esperienza. Sì, perché la via di Veeresh è la via dell’amicizia: ogni esperienza è un’occasione per essere amici e per diventare più amici. Con Veeresh nulla rimaneva tra le righe, si facevano tutti i tentativi possibili per lasciare cadere le proprie armature psicologiche e lasciare fluire l’amore, perché l’amore non ha confini, come spesso dice nei testi delle sue meditazioni. La fine del WOW era dunque il momento per rilassarsi insieme e celebrare, con risate, regali e champagne, ma il regalo più bello era sempre essere con lui, godere della sua presenza amorevole, potente e gioiosa.

Grazie Veeresh per tutto ciò che sei stato per me, per i tuoi insegnamenti e per la tua amicizia. Ci hai lasciato preziosissimi strumenti per la crescita interiore tra cui le tue meditazioni sociali, ciascuna con il suo speciale messaggio. Hai creato l’AUM Meditation, una tecnica che è un gioiello per tutti i meditatori e ricercatori spirituali, per chi vuole stare bene con le proprie emozioni, creare amicizie autentiche e contribuire alla pace nel mondo. Ora che la tua anima è libera di danzare nella luce divina dell’esistenza, sei sempre vivo nel mio cuore e mi unisco al cuore di tutte le persone che continuano ad amarti per l’essere speciale che sei e per il grande contributo che hai dato all’umanità. Leela

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