ANTIPATIA INSENSIBILITA’ INDIFFERENZA: LA SPIEGAZIONE NELLA CHIMICA DEL CERVELLO


Questo scritto è tratto dal libro di Arthur Janov, “Il Potere dell’Amore”. Spiega come un trauma in età precoce possa inibire la formazione del tessuto neuronale, e come questo possa causare emozioni indesiderate, stati di ansia e di depressione.

Nel suo complesso il sistema nervoso è composto da miliardi di neuroni che interagiscono fra loro. Queste cellule neuronali ricevono segnali o informazioni dagli organi di senso corporei e li trasmettono al sistema nervoso centrale.

Ogni neurone è composto di un corpo e di ramificazioni, dette dendriti. I segnali viaggiamo fra neuroni attraverso fibre conduttrici dette assoni, che si biforcano all’estremità.  La giunzione fra il terminale dell’assone e la cellula neuronale ricevente è detta sinapsi.  I segnali attraversano questa giunzione con l’aiuto di sostanze chimiche dette neurotrasmettitori.

Il numero di sinapsi varia in caso di trauma precoce, producendo quindi un tipo di cervello diverso. Quando non veniamo amati da piccoli (e stiamo parlando della primissima fase di vita fino ai diciotto mesi, includendo il periodo di vita intrauterina), non possediamo tutte le armi necessarie a prendere parte alla battaglia della vita. Fra queste armi ci sono anche le giunzioni sinaptiche. Ovvero il luogo in cui vengono scaricati i messaggeri chimici che possono trattenere informazioni utili o  migliorare la capacità comunicativa, specialmente con il livelli superiori in grado di interpretare il tutto. 

I tranquillanti molto spesso agiscono in queste fessure impedendo il transito del messaggio che risale a tanto tempo fa: “Nessuno si preoccupa di me” . Il cervello, il sistema limbico e il tronco encefalico sono carichi di messaggi come questo.

Le ramificazioni aracnoidi che portano da una cellula neuronale ad altri neuroni sono dette dendriti e forniscono informazioni alle cellule nervose. Quando manca l’amore i dendriti soffrono. Vi è meno ramificazione, e il risultato è un cervello diverso, destinato a restare permanentemente tale.

Anche i recettori ormonali dello stress (corticosteroidi) subiscono una riduzione, e quindi vi è probabilità di un maggior numero di tali ormoni in libera fluttuazione nel cervello. Si forma quindi un ambiente encefalico tossico con diradazione di sinapsi, particolarmente nei centri limbico-emotivi, che comporta una difficoltà di trasporto informativo da un’area all’altra.

Questo può spiegare perchè ci sono persone che non provano simpatia per gli altri e non sono sensibili al loro dolore, essendo indifferenti a loro stesse. I loro centri emotivi sono danneggiati.

Molte sostanze chimiche fungono da messaggere, contribuendo a trasferire informazioni dal livello inferiore ai centri superiori. La serotonina, per esempio, agevola l’inibizione del dolore e partecipa anche alla sazietà, costituendo dunque un componente positivo. Tuttavia mi concentrerò sui suoi lati repressivi, poichè si tratta di un neurotrasmettitore di base inibitorio.

L’acetilcolina trasmette le informazioni fra encefalo e colonna vertebrale. La norepinefrina controlla il battito cardiaco e la reazione allo stress. E’ associata alla ricompensa. La dopamina promuove la coordinazione dei movimenti corporei, assicura la nostra stimolazione e quella della nostra corteccia per renderci vigili ed è associata al raggiungimento di un obiettivo. Troppa dopamina, tuttavia, può iperstimolare la corteccia e farci letteralmente impazzire. Le endorfine svolgono un ruolo fondamentale nel controllo della sensibilità al dolore. L’encefalo quindi è in grado di produrre i suoi analgesici.

Dobbiamo ricordare che dietro gli stati “emotivi” esaminati nella letteratura psichiatrica si trova un cervello, che trasuda ansietà e depressione. Dovremmo respingere automaticamente le informazioni dolorose che si dirigono verso la mente auto-cosciente? Se una persona si sente meglio assumendo tranquillanti possiamo considerarli una cura sufficientemente adeguata? Oppure vi  è un prezzo da pagare per questa repressione?

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